do you know “iota”?

Gennaio, mese freddo in tutti i sensi, da riscaldare se possibile con una buona minestra bollente che gratifica senza ingrassare…per lo meno non più di tanto. Che dire della iota?
Il nome esotico non spaventi, si tratta semplicemente di un altro modo di chiamare la minestra, dal friulano “jote”, che pare derivi dal latino medievale “iutta”, nome dato a una bevanda forse a base di latte. Guarda caso molte delle jote friulane sono appunto minestre di verdura corrette con abbondante latte. Ma c’è anche chi la fa derivare dallo spagnolo “jota”, nome dato a un piatto in umido di carni e verdure ereditato dalla cultura araba.
Quello che differenzia la iota da tutte le altre minestre made in Italy, e la rende così speciale, è semplicemente quel zic di acidulo dato dai crauti, dettaglio che rappresenta quasi la norma per tutte le pietanze in brodo da Trieste proseguendo verso est, anche se per ottenerlo al posto dei crauti si usano latte acido, yogurt, cetrioli in salamoia e via dicendo. Per chi, comunque, non apprezzasse troppo l’acidulo, il rimedio c’è: prima di mettere a cuocere i crauti nella minestra li si risciacqua una o più volte sotto l’acqua corrente e li si strizza bene con le mani. I crauti, di chiara importazione austriaca (“craus” o “kraus”), si ottengono affettando fine il cavolo cappuccio, che poi viene messo sotto sale in grandi tini di legno e lasciato macerare. Oggi più di una ditta li vende già pronti, in scatola, con il vantaggio che li si può tenere per mesi nella dispensa senza problemi.

LA RICETTA
Servono, in parti uguali, patate, fagioli, orzo perlato, crauti (vanno bene anche quelli in scatola). Ricordarsi di mettere a bagno l’orzo e i fagioli la sera prima. Direttamente nella pentola a pressione che poi si userà per cuocere la minestra, soffriggere in poco olio una cipolla piccola tritata e un po’ di pancetta affumicata tagliata a pezzettini. Aggiungere le patate a pezzi, l’orzo, i crauti e i fagioli. Coprire con abbondante acqua e sale (oppure uno o due dadi) e cuocere per un’ora dal fischio. La minestra risulta più delicata, cremosa e ben amalgamata se servita qualche ora dopo la cottura. Un’avvertenza: se i fagioli li si preferisce passati occorre cuocerli a parte in abbondante acqua salata, passarli con il minipimer e aggiungerli alla minestra a fine cottura.

(Da “C’era una volta la minestra”, inedito di Rosanna Prezioso)

Info su Rosanna Prezioso

Rosanna Prezioso, giornalista professionista esperta in bellezza, moda e benessere, già beauty chief editor a Cento Cose e a Vogue Italia, ha collaborato con Amica, Gioia, Anna, Bella, Pratica, Io Donna, Marie Claire, Cosmopolitan e Panorama First. Tra i suoi interessi la cucina, l’arte, il disegno e la poesia. Libri pubblicati: “Cose di casa”, “Non solo amore”.
Tessera dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti N. 052397.

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