pasta haute cuisine

Vincenzo Spinosi con lo chef Adis Schiavo.

Curioso incontro nello splendido Hotel Shangri-La, incastrato tra le rocce rosse e l’acqua  cristallina della costa arabica a pochi chilometri da Muscat. Siamo nell’Oman, stato che confina con gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita. Protagonisti Vincenzo Spinosi, noto artigiano marchigiano produttore dell’omonima pasta d’eccellenza, e Adis Schiavo, apprezzato chef del Casinò di Venezia.

Adis Schiavo ha appena preparato un piatto di pasta, anzi di “spinosini”, il nome si riferisce chiaramente a Vincenzo Spinosi che si sta battendo per una “carta delle paste” allo scopo di nobilitare la qualità di determinati prodotti, ad esempio i suoi, per i quali dichiara di usare addirittura uova contenenti Omega3 dato che le sue selezionatissime galline vengono alimentate solo con mangime biologico. La lavorazione artigianale molto accurata conduce poi alla superiorità del prodotto destinato ai consumatori più esigenti.

Adis Schiavo, chef  attento e raffinato, ha avuto modo di conoscere i prodotti di Vincenzo Spinosi e così i due hanno deciso di partire insieme per l’Oman. Spinosi con la sua inseparabile valigia-dispensa contenente le pregiate uova, la farina, l’olio e tutto il resto,  lo chef con la sua sapienza e una indiscussa arte nel personalizzare i piatti.

L’ azienda di Spinosi  è l’unica in Italia ad essere stata premiata dall’American Academy Awards Galas, al Martinez di Cannes, con il “Five Star Diamonds Award 2010”, premio internazionale che le ha conferito notorietà mondiale. Ma la crociata di Spinosi per il rilancio della gastronomia italiana è solo all’inizio, dopo questa prima tappa Firenze-Oman l’8 marzo approderà al St.Regis Grand Hotel di Roma.

(Testi e foto di Giovanna Dal Magro)

Info su Rosanna Prezioso

Rosanna Prezioso, giornalista professionista esperta in bellezza, moda e benessere, già beauty chief editor a Cento Cose e a Vogue Italia, ha collaborato con Amica, Gioia, Anna, Bella, Pratica, Io Donna, Marie Claire, Cosmopolitan e Panorama First. Tra i suoi interessi la cucina, l’arte, il disegno e la poesia. Libri pubblicati: “Cose di casa”, “Non solo amore”.
Tessera dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti N. 052397.

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6 risposte a pasta haute cuisine

  1. rosanna veronesi scrive:

    interessante scoprire che i cuochi italiani riescano a condividere gusti e cucina anche in mete così lontane.
    Ora dovremmo partire e andare a gustare piatti che sicuramente avranno subito contaminazioni (nel senso più colto della parola) perchè realizzati con ingredienti del luogo

  2. Be’, nel bene e nel male le contaminazioni sono inevitabili, è uno degli effetti della globalizzazione. Il risultato di tante “fusion” non può che portare a una nuova cucina, qualificabile, appunto, solo come fusion. Vediamo cosa sta accadendo con le cucine orientali (cinese, giapponese, tailandese), sempre più fuse insieme per accontentare il gusto italiano, o europeo. Perché non dovrebbe accadere lo stesso con le cucine occidentali? Infatti, tanto per fare un esempio, se la cucina italiana più raffinata si è molto francesizzata, quella francese ha preso molto dalle nostre abitudini alimentari, a cominciare dalla pasta.

    • giacinto scrive:

      Contaminazione o fusion va bene fino a un certo punto. Se questo deve far si che un piatto tradizionale venga completamente stravolto allora preferisco una sana bella bolognese no global fatta come “Le Cesarine”. Ci sara’ un motivo se all’estero la nostra cucina e’ sempre la piu’ richiesta (ristoranti,cuochi,esperti di gastronomia); difenderla e’ un dovere di tutti coloro che hanno avuto la fortuna e il privilegio di aver avuto come insegnante una nonna o una mamma di quelle che la domenica mattina “mattarello,uova e farina”

      • Ah be’ certo, se la metti su questo piano, della difesa a spada tratta delle nostre tradizioni, lo sai, non posso che essere d’accordo con te! Ma, fatti salvi i nostri piatti storici, nulla vieta di sperimentare, come del resto fai anche tu. La cucina non è solo tradizione, è anche creatività, giusto?

  3. giacinto scrive:

    Stiamo sul classico: un bel risotto con la salsiccia (non e’ pasta ma sempre di “mainstream” parliamo). Fino a ieri l’ho sempre fatto al solito modo,cipolla/riso/vino bianco e salsiccia sgranata. Oggi ero in fase di novita’ e ho messo nel mixer la salsiccia sgranata assieme alla cipolla, a meta’ cottura, ingrediente del brodo che ho poi utilizzato per cuocere il riso. Ho aggiunto un po’ di pecorino grattugiato e ho mixato il tutto.Poi ho messo a tostare il riso(con pochissimo olio) col vino bianco e subito dopo ho aggiunto il “mix”. In ultimo un pezzettino di burro a mantecare senza parmigiano visto che il pecorino e’ bene che si senta ( e secondo me si adatta alla salsiccia molto piu’ del parmigiano).
    Ps.: trattasi cmq di metodo gia sperimentato con altri risotti (funghi,zucca,carciofi,asparagi),ma con la carne era la prima volta e devo dire che funziona

    • Bene! Vedo che ti diletti! Io, invece, per ora mi sono limitata a “copiare” la tua idea di passare il passato (scusa la cacofonia…) di fagioli lessati per ottenere una crema più liscia e digeribile. Sì, in effetti funziona. Piccola variante, che in genere io pratico sempre con le minestre o creme di legumi, e talvolta anche di verdura, insieme con i legumi passo al minipimer anche il pezzo di pancetta affumicata (o i wurstel viennesi doc) che ho messo a cuocere con fagioli, ceci o altro e, più spesso, anche la crosta di grana o parmigiano, messa a bollire insieme a tutto il resto, fa la stessa fine. Sapore ottimo, grasso poco.

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