gli irlandesi lo fanno meglio

Sarà perché sono in pochi (sfiorano senza raggiungerli i 5 milioni di abitanti), sarà perché sono orgogliosi, coraggiosi e testardi, sarà perché sono virtuosi, per lo meno se paragonati a noi latini, il fatto è che gli irlandesi in soli tre anni ce l’hanno fatta a uscire dal triste club dei “sorvegliati speciali” europei. In quattro e quattr’otto con un referendum si sono liberati del Senato perché “inutile e costoso” mentre da noi solo ora e solo qualcuno comincia a pensare se è il caso di cominciare a pensarci. E in piena sintonia tra le varie parti sociali, grazie a un drastico piano di risanamento che ha comportato tagli alla spesa pubblica e nuove tasse, sono riusciti a sostituire nel bilancio nazionale molti segni “meno” con dei segni “più”. E non solo nel Pil (prodotto interno lordo).
Eppure gli abitanti della “tigre celtica”, come molti media amano definire l’Irlanda, sono tutt’altro che dei bacchettoni, anzi se c’è una cosa che amano particolarmente è godersela in compagnia davanti a un bel bicchierone di stout, la birra forte e scura che in Irlanda va per la maggiore. Per forza, l’hanno inventata loro!
Dici birra e dici Guinness, la mitica. Gli rlandesi, molto intelligentemente le hanno dedicato un museo, assolutamente da vedere se si è in giro per l’isola. Poco distante dal centro città, la fabbrica-museo occupa un intero quartiere. Nel tempo sono stati costruiti un canale navigabile e addirittura una tratta ferroviaria per il trasporto dei barili. Tutta la zona della vecchia fabbrica è molto affascinante con i suoi mattoni rossi e le strade acciottolate, ed è particolarmente scenografico il museo vero e proprio, sviluppato su sette piani di un edificio che culmina in una grande vetrata-bar dalla quale si può godere la vista a 360 gradi della città.
Ma che cos’ha di così speciale la Guinness rispetto alle altre birre? A parte i suoi 250 di storia e il merito di avere creato il libro dei primati, la Guinness vanta una lavorazione tutta particolare, a partire da quella dell’orzo dal quale la si ricava. Che viene trasformato in malto, tostato, macinato, miscelato con acqua calda e macerato. Il liquido ottenuto attraverso queste fasi viene poi filtrato e fatto bollire con il luppolo. Nella fase successiva, di fermentazione, viene aggiunto il lievito e solo quando la birra ha terminato il suo processo di maturazione è pronta per essere servita. Il risultato è una bevanda densa e scurissima, quasi nera, con una schiuma altrettanto morbida e spessa. Insomma nulla a che vedere con le birre chiare correnti. Se mi è concesso un paragone, la Guinness sta alla birra “normale” come un cappuccino doc sta a un caffè americano annacquato. Non serve essere dei bevitori di birra per apprezzarla, piace a tutti.
Un’altra cosa che gli irlandesi sanno fare molto bene è il whiskey. Sì, va scritto proprio con la “e” in mezzo, ci hanno spiegato, per distinguerlo dal whisky scozzese, anche se la pronuncia è la stessa. La “e” pare sia stata aggiunta per definire laexcellence del prodotto anche se c’è chi ci scherza su sostenendo che in realtà sta per “expensive”, cioè caro. Il whiskey irlandese doc è prodotto dalla Jameson da quasi 200 anni e la vecchia distilleria, che ha cessato l’attivitè nel 1975 e si trova proprio nel cuore di Dublino, in Bow Street, vale sicuramente una visita.
Entrare nella sede della Old Jameson Distillery è come fare un viaggio a ritroso nel tempo e a chi ama andare alla radice delle cose piacerà scoprire, passo dopo passo, come il malto, che poi non è altro che orzo germogliato, si trasforma in whiskey. Qui infatti sono esposti in maniera scenografica tutti i passaggi della lavorazione, a cominciare dalle materie prime, l’orzo, appunto, e l’acqua, per finire con l’enorme alambicco in rame, capacità 144.000 litri, destinato alla distillazione.
Va detto che il whiskey irlandese è al top della “categoria” proprio perché viene distillato tre volte, risultando particolarmente puro. Al secondo posto c’è il whisky scozzese, che viene distillato due volte e conserva il tipico aroma affumicato-torbato dovuto all’essiccazione dei cereali mediante fumo di torba mentre nel procedimento irlandese l’essiccazione avviene nel forno utilizzando antracite, un combustibile che non fa fumo. Al terzo posto, poi, si colloca il whisky americano che viene distillato una volta sola.
Dopo la tripla distillazione il whiskey irlandese deve ancora maturare “per legge” 3 anni nelle botti di rovere, ma i whiskey più esclusivi come il Midleton Very Rare e il Jameson Distillery Riserve, vengono lasciati invecchiare nelle botti di rovere per almeno 12 anni.
A queste esclusive eccellenze irlandesi, la birra e il whiskey, appunto, bisogna ricordarsi di aggiungere l’innata e proverbiale ospitalità irlandese che si apprezza particolarmente scegliendo di alloggiare in uno dei romantici hotels Blue Book. Offrono comfort, eleganza, tradizione e buona cucina. Sempre ad alti livelli anche se si sceglie un tre stelle. (r.p.)

(Foto Giovanna Dal Magro)

Per saperne di più:
http://
www.guinness-storehouse.com
http://
www.tours.jamesonwhiskey.com

Hotels Blue Book:
www.irelandsbluebook.com

http://www.irelands-blue-book.ie/houses.html/rathsallagh
http://www.irelands-blue-book.ie/houses.html/marlfield
http://www.irelands-blue-book.ie/houses.html/balymaloe
http://www.irelands-blue-book.ie/houses.html/castle-durrow
http://www.irelands-blue-book.ie/houses.html/barberstown

 

 

 

Info su Rosanna Prezioso

Rosanna Prezioso, giornalista professionista esperta in bellezza, moda e benessere, già beauty chief editor a Cento Cose e a Vogue Italia, ha collaborato con Amica, Gioia, Anna, Bella, Pratica, Io Donna, Marie Claire, Cosmopolitan e Panorama First. Tra i suoi interessi la cucina, l’arte, il disegno e la poesia. Libri pubblicati: “Cose di casa”, “Non solo amore”. Tessera dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti N. 052397.
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