visita al drago

















Erica e Mattia, che risiedono a Nusa Penida, piccola isola accanto a Bali (Indonesia), a Natale si sono regalati una gita a Komodo, arcipelago che dista 641 km da Bali. Per il viaggio potevano scegliere tra aereo e traghetto, ma essendo degli acquatici nati hanno hanno optato per una minicrociera in barca alternando la navigazione tra isole e isolotti, spesso ancora vergini, con ripetute immersioni subacquee.
L’arcipelago di Komodo si trova al centro dell’Indonesia, tra l’isola di Flores e l’isola di Sumbawa, ed è composto da ventinove isole tra cui Komodo, Rinca e Padar, che sono le più importanti. Ad attirare i turisti in questo ritaglio di oceano Indiano è soprattutto il drago di Komodo, un lucertolone di tre metri di lunghezza e novanta chili di peso, che vanta il primato di essere il più grande del mondo in questa categoria di rettili. Si tratta di un carnivoro che si nutre di animali di grandi dimensioni come cervi, cinghiali e bufali d’acqua, ma anche di carcasse, uova, piccoli mammiferi e rettili, inclusi draghi della sua stessa specie, ma più piccoli.
Dotato di ghiandole velenifere che rendono il suo morso letale, particolare scoperto solo nel 2009, è consigliabile ammirare il bestione solo da debita distanza. Molto vulnerabili sono invece i giovani draghi, che durante i loro primi tre anni di vita se ne stanno ben mimetizzati sugli alberi per sfuggire ai vari tipi di predatori, inclusi gli stessi adulti della loro specie.
Anche se si muovono lentamente, quando sono a caccia di cibo i draghi di Komodo riescono a percorrere fino a dieci chilometri al giorno e all’occorrenza sono in grado compiere scatti alla velocità di diciotto, venti chilometri orari, motivo per cui è caldamente sconsigliato di avvicinarli a meno di dieci metri di distanza. Durante le escursioni per gli avvistamenti si è comunque sempre scortati da un ranger che detta le regole di comportamento onde evitare brutte sorprese. Quando si avvicina alla preda il drago attacca usando le potenti zampe, gli artigli affilati e la fitta dentatura simile a quella di uno squalo. Se la vittima riesce ad allontanarsi, la velenosissima saliva iniettata dal morso del rettile causa comunque la morte alla vittima nel giro di ventiquattr’ore.
Come racconta Erica, “l’isola di Rinca è il santuario del drago, che non è l’unica meraviglia di questo arcipelago. Altrettanto curiose e sorprendenti sono le creature in cui ci si imbatte immergendosi nelle acque verdi che circondano isole e isolotti disabitati che si moltiplicano a perdita d’occhio. I giorni volano intervallati dal ritmo delle immersioni seguite da abbondanti banchetti e qualche sonnellino. Instancabili, le aquile pescatrici sorvolano la barca in cerca di avanzi. Banchi di delfini guizzano fuori dall’acqua indisturbati. Sott’acqua si possono ammirare squaletti da reef, razze, mante, qualche squalo grigio, enormi banchi di piccoli pesci. E poi creature dalle forme e dai colori stravaganti che sbucano dalle tane soprattutto durante la notte. Granchi, gamberi, polpi, seppie e calamari non sono solo gli ingredienti di una gustosa zuppa di pesce, ma i rappresentanti di una buona parte della meravigliosa biodiversità che caratterizza questi mari”. (r.p.)
(Foto Erica Stanta e Mattia Calligaris)