da domani cambio casa

Gioie e dolori di un trasloco. Alzi la mano chi non si è fatto prendere dal panico di fronte alla massa di scatoloni che attendevano di essere svuotati, o dall’ondata di polvere sollevata dai rumorosi lavori di ristrutturazione che, tanto o poco, sono da mettere in conto.
Spostare le proprie cose negli scatoloni per il trasferimento è in fondo la parte più facile. La tendenza è di salvare tutto il possibile perché, non si sa mai, potrebbe tornare utile, mentre si dovrebbe già prevedere una prima scrematura. La vita, la moda, le abitudini, tutto cambia, meglio approfittare dell’occasione per sbarazzarsi del superfluo. Prima lo si fa, meno ci sarà da lavorare dopo per trovare nuove sistemazioni alle vecchie cose.
Piccolo stratagemma per riuscire a staccarsi dalle cose che non servono più, o che non trovano spazio nel nuovo appartamento: lasciar trascorrere qualche settimana tra l’imballaggio e il disimballaggio. Giusto il tempo per far decantare affetti e abitudini legate alle vecchie cose, e lasciare spazio all’amore per la nuova casa. Che certamente risulterà un po’ aliena agli inizi, anche se più bella o più accogliente o meglio attrezzata.
Sbagliato, d’altro canto, fare piazza pulita di tutto per fare spazio al nuovo che avanza. Per attenuare lo shock del cambiamento sempre meglio portarsi dietro qualcosa a cui si è particolarmente affezionati o che si è dimostrato eccezionalmente utile. Può trattarsi di un mobile, un quadro, un divano, poco importa, purché rientri nel nuovo stile dell’arredo che si è scelto.
Nel mio caso si è trattato solo di una piccolissima casa al mare, e tutti quegli scatoloni erano lì a ricordarmi che nel vecchio appartamento avevo venti metri quadrati in più. Sembrano pochi? No, se sono stati vissuti per almeno quindici anni di fila, anche se solo per un mese o due all’anno.
All’inizio guardavo il nuovo appartamento vuoto e francamente non capivo se mi ci sarei trovata bene oppure no. Mi piaceva il pavimento, questo sì, ed era già qualcosa. Anche il bagno, già ristrutturato, non era male, sebbene mancasse ancora la porta del box doccia. Ma non riuscivo a trovargli un’anima. Sì, perché le case, secondo me, hanno sempre un’anima, come le persone.
A ben guardare, però, forse un’anima ce l’aveva anche questo bilocale con tanti armadi e due simpatici balconcini, ma era un’anima algida, fredda, non eclatante come quella della casa che lasciavo, in perfetto stile anni cinquanta, che aveva pavimenti dai colori forti, diversi per ogni vano. Qui tutto suggeriva discrezione, sobrietà, eleganza.
Così mi sono detta va bene, vuol dire che non mi lascerò ispirare dai toni verdazzurri del mare, qui a due passi, né dal cielo blu cobalto nell’estate piena, ma prenderò spunto dalle sfumature cangianti della sabbia. Quella della spiaggia, naturalmente, quasi bianca sotto il sole dardeggiante di mezzogiorno, più scura, quasi marroncina all’imbrunire o nelle giornate di maltempo.
E la casa, avvolta nei suoi toni bianchi, beige e greige, mi ha ringraziata. (r.p.)

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l’italia delle terme a cielo aperto

Se ne parla poco, o comunque mai abbastanza, dell’Italia paradiso delle terme a cielo aperto. Quando in pratica tutta la dorsale appenninica è un rifluire di acque termali calde, o caldissime, ideali per deliziare il corpo e alleggerire la mente. In ogni stagione.
Rimbombanti in vallate  lontane dai più battuti circuiti turistici, cascate d’acqua spumeggiante sgorgano dalla terra e con il loro candore calcareo ridisegnano i pendii creando paesaggi irreali.
Nuvole di vapori si alzano verso il cielo avvolgendo antichi villaggi dalle case in pietra che si pensavano perduti per sempre.
A tratti la roccia si spacca in burroni, orridi e precipizi che evocano elfi e orchi come nella migliore tradizione dei racconti fantastici di J.R.R. Tolkien, ma si tratta solo di “effetti speciali” per sedurre ulteriormente il visitatore, già incantato dalla spettacolarità di questi siti inusuali e sempre un po’ misteriosi.

Nelle foto, le Vie Cave di Pitigliano, le terme a cielo aperto di Saturnia, in provincia di Grosseto, le terme di San Filippo, tra la Val d’Orcia e il Monte Amiata, con la celebre Cascata della Balena Bianca,  e l’autrice del reportage, Fulvia Prezioso Stanta.

 

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tortino di asparagi

Fa parte della tradizione maremmana questo modo diverso di gustare gli asparagi trasformandoli in un morbido tortino. Da dividere con gli amici come smorzafame o da servire a tavola come primo piatto.
Ingredienti per 2 persone: 250 g di asparagi o di asparagina, 150 g di patate, mezza cipolla preferibilmente rossa, 2 o 3 spicchi d’aglio, un pizzico di peperoncino, qualche foglia di basilico fresco, sale, olio d’oliva.
Eliminare le parti più dure degli asparagi e tagliarli a dadini. Pelare e tagliare a dadini anche le patate. Affettare la cipolla e l’aglio e mettere tutto in una padella antiaderente ben oliata. Cuocere, rigirando, per 10-15 minuti. Salare, aggiungere il peperoncino e le foglie spezzettate di basilico, quindi tritare il tutto con il minipimer fino a ridurre il composto in una crema densa. Aiutandosi con un coltello o con uno stampino darle la forma desiderata e servire con pane tostato e fettine di bacon passate in padella fino a renderle dorate e croccanti.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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panfocaccia all’olio e mix di semi

Ho voluto sperimentare questa nuova versione di focaccia rustica e, visto il risultato, sono piuttosto soddisfatta. Piacerà sicuramente a chi ama la pasta soffice, saporita, che ricorda il buon pane di una volta. Da gustare con il dolce o col salato, per uno spuntino, una ricca prima colazione o un tè all’inglese.
Ingredienti: 450 g di farina bianca, 100 g di farina di grano saraceno, 6 g di lievito di birra, 1 cucchiaino e mezzo di sale fino, 1 cucchiaio di zucchero, olio d’oliva q.b. , 50 g di pot-pourri di semi vari (zucca, girasole, sesamo) e frutta secca (pezzetti di noce, anacardi, scaglie di mandorle).
Preparare la pasta come al solito iniziando con 400 g di farina bianca disposta a fontana in un’ampia ciotola. In un bicchiere d’acqua tiepida sciogliere bene il lievito, 1 cucchiaio di zucchero e 1 cucchiaino di sale; versare il tutto sulla farina e lavorare energicamente con una forchetta. Aggiungere un altro bicchiere di acqua tiepida e continuare a lavorare la pasta  finché non diventa liscia e omogenea. Chiudere la ciotola con un foglio di pellicola e lasciarvi la pasta in attesa finché, lievitando, non arriverà fino al bordo della ciotola stessa. A questo punto condirla con un abbondante giro d’olio e aggiungere poco per volta la restante farina, sia quella bianca sia quella di grano saraceno, lavorando il tutto prima con la forchetta e poi con le mani finché la pasta non si attaccherà più alle dita. Aggiungere ancora un po’ d’olio e continuare a lavorare la pasta fino a ottenere una bella palla liscia. Lasciarla lievitare di nuovo coprendo sempre la ciotola con la pellicola onde evitare che a contatto con l’aria la pasta si secchi in superficie. Quando la pasta avrà raddoppiato il suo volume trasferirla su una teglia larga quanto la supeficie del forno e ben oliata. Tirarla con le dita fino a farle ricoprire tutto il fondo della teglia, quindi spargervi sopra i semi, mezzo cucchiaino di sale e ancora un po’ d’olio. Lasciarla in attesa ancora per una trentina di minuti prima di infilarla nel forno preriscaldato a 200 gradi. In 10, massimo 15 minuti sarà pronta per essere sfornata.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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budino di tapioca e latte di cocco

Troppo buono per lasciarselo sfuggire, e troppo facile da realizzare per decidere di rinunciarvi.
Ingredienti per 4 porzioni: 50 g di tapioca in granuli, 50 g di zucchero, 250 ml di acqua e 250 ml di latte, 1 pizzico di sale, 200 ml (mezza lattina) di latte di cocco per dolci.
In una ciotola mettere la tapioca a bagno con l’acqua e il latte. Aggiungere il sale e lo zucchero, mescolare bene e cuocere nel microonde per 4 minuti. Lasciare alla tapioca tutto il tempo necessario perché si gonfi (due o tre ore), quindi aggiungere il latte di cocco, rigirare e mettere a cuocere nel microonde per altri 3 o 4 minuti. A questo punto i granuli di tapioca dovrebbero risultare gonfi e morbidi. Rimescolare sciogliendo eventuali grumi e trasferire la crema in 4 ciotoline. Lasciare raffreddare e servire.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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riso nero al cocco

Il colore è quello del cioccolato fondente, ma non di cioccolato si tratta, bensì di riso nero Venere cotto nel latte di cocco. Una golosità, un dessert che più semplice non si può, uno sfizio esotico.
Ingredienti per 2 porzioni: 100 g di riso Venere, 1 lattina di latte di cocco, 2 cucchiai di zucchero bianco, 2 cucchiai di zucchero granulato di canna, un pizzico di sale.
In un pentolino antiaderente versare il latte di cocco e aggiungere la stessa dose di acqua, più un pizzico di sale e due cucchiai di zucchero bianco. Mettere sul fuoco e appena inizia a bollire aggiungere a pioggia il riso nero. Cuocere per 40 minuti, quindi spegnere il gas e attendere che la crema si intiepidisca. Dividere in coppette aggiungendo in superficie lo zucchero di canna. Servire tiepido o freddo.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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panfocaccia

Può fare comodo farselo ogni tanto, quando si ha una giornata casalinga a disposizione, utile per star dietro ai tre tempi di lievitazione. Ottimo da intingere in tè o caffé per la prima colazione, con o senza miele o marmellata, squisito anche col salato e interessante alternativa al pane a pranzo. Eventuali esuberi si conservano bene nel freezer, pronti per qualsiasi evenienza.
Ingredienti: 400 g di farina bianca più q.b. per completare l’impasto, 6 g di lievito di birra, 1 cucchiaio di zucchero, 1 cucchiaino di sale fino, 2 bicchieri di acqua tiepida, olio d’oliva.
Sciogliere il lievito, lo zucchero e il sale in un bicchiere di acqua tiepida e versare il tutto sulla farina disposta a fontana in una zuppiera. Aggiungere anche l’altro bicchiere d’acqua più un giro d’olio d’oliva e lavorare la pasta con una forchetta per renderla liscia e omogenea. Lasciarla nella zuppiera ricoperta con un foglio di pellicola e darle il tempo di lievitare: minimo 2 ore, massimo 4.
Riprendere la pasta e, aggiungendo farina quanto basta, lavorarla con le mani finché non si attacca più alle dita. Formare una palla e lasciarla lievitare ancora per 2 o 3 ore.
Riprendere nuovamente la pasta e lavorarla energicamente sulla spianatoia o su un tagliere come si fa per il pane. Quindi dividerla in tanti pezzi quante sono le teglie (ne vengono anche quattro) e dopo una breve lavorazione distribuire i pezzi nelle teglie ben oliate allargandoli con le dita in modo da ricoprire uniformemente il fondo. Condire con un altro giro d’olio e un po’ di sale e attendere ancora un’oretta prima di infornare. Cuocere i panfocaccia uno ad uno nel forno riscaldato a 200 gradi. Tempo 15 minuti massimo e saranno pronti.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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singapore tra passato e futuro

In famiglia la passione per i viaggi è certamente virale, ma lo è di più per mia nipote Erica che fin da ragazzina non ha ma saputo resistere al fascino dei long distance travel, e che non si accontenta di visitare un Paese ma vuole proprio abitarci. Almeno per un po’, cioè  qualche annetto.
Adesso ha messo radici in un’isoletta vicino a Bali, cosa che non le ha impedito di fare un “salto” all’isola di Creta per un trekking e, dopo un saluto a Trieste, la sua città, concedersi una sosta a Singapore durante il volo di ritorno verso casa.
La città-stato di Singapore è certamente l’Oriente che non ti aspetti. Ordinatissima, pulitissima, avanzatissima e soprattutto in continuo divenire.
Se non ci si accontenta del fascino avveniristico del suo skyline, con grattacieli che fanno a gara a chi sale di più, voilà la città coloniale con i suoi antichi palazzi curati e levigati come gioielli.
Ma chi preferisce un tuffo nella natura, anche in città trova di tutto e di più nel celebre Orto Botanico, patrimonio dell’Unesco, facilmente raggiungibile con la metropolitana. Al suo interno il giardino delle orchidee regala una vera e propria ubriacatura di colori e di forme mai viste.

(Foto Erica Stanta)

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calamari farciti e belga al forno

Vanno benissimo anche i calamari surgelati che offrono il vantaggio di essere già puliti e dunque pronti per essere farciti. Il ripieno è quello classico, che può piacere anche ai bambini.
Ingredienti per 3/4 porzioni: 12 calamari puliti e surgelati, 1 uovo, 100 g di pangrattato, 1 mazzetto di prezzemolo, 1 spicchio d’aglio, poco latte se serve, 1 ciuffo o 2 d’insalata belga, sale, pepe, origano, olio d’oliva.
Sbattere un pochino l’uovo con la forchetta, aggiungere il prezzemolo tritato fine e l’aglio a pezzetti, infine il pangrattato. Mescolare bene e ammorbidire con un goccio d’olio e, se serve, un cucchiaio o due di latte tenendo presente che l’impasto deve risultare piuttosto asciutto. Insaporire con poco sale e pepe e con un cucchiaino da caffé farcire una ad una le sacche dei calamari. Richiudere ogni sacca con la testa e i tentacoli del mollusco e disporla su una teglia leggermente oliata. Infine tagliare la belga per il lungo in 4 o 5 parti e disporle intorno ai calamari. Condire con poco sale, olio e una cucchiaiata di origano. Cuocere in forno già caldo a 180 gradi per una ventina di minuti e completare la cottura con 5 minuti di grill. Servire come antipasto o come secondo piatto.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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zuppa di quinoa

Una zuppa calda per una giornata quasi fredda. Leggera, senza glutine, ideale anche per stomaci delicati o per chi è a dieta.
Ingredienti per 2 porzioni: 40 g di quinoa, 2 carote, 2 gambi di sedano, 1 cipolla bianca, 2 cucchiaiate di ceci senza pelle, sale, olio d’oliva, un goccio di salsa Teriaki (facoltativo).
In un  pentolino riempito con due scodelle d’acqua mettere a cuocere le verdure, carote sedano e cipolla, pulite e tagliate a pezzi non troppo piccoli. Salare e quando l’acqua bolle aggiungere anche la quinoa. Cuocere per 15 minuti e lasciare riposare per qualche minuto affinché la quinoa si gonfi assorbendo parte del brodo. Prima di servire aggiungere i ceci, cotti a parte o in scatola, avendo l’accortezza di “sbucciarli” aiutandosi con un tovagliolo inumidito. Condire con un goccio d’olio, pepe e salsa Teriaki a piacere.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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