virtuosismi al voxonus festival di albissola

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

La settima edizione del Voxonus Festival, che avrà luogo dal 6 luglio al 10 agosto, si svolgerà come sempre nella cornice barocca di Villa Faraggiana, ad Albissola Marina.
Il Festival, ideato da Claudio Gilio con lo specialista Filippo M. Bressan, è nato dall’esperienza della prestigiosa Accademia di musici e cantori, unica realtà stabile in Italia dedita al repertorio settecentesco-ottocentesco eseguito con strumenti originali dell’epoca.
Il dialogo con altre realtà artistiche e culturali caratterizza, però, lo spirito di questa rassegna musicale, sinfonica, operistica e corale, che di anno in anno raccoglie sempre maggiori consensi.
Un inizio quanto mai in armonia con il titolo “Filologia e contaminazioni” del Voxonus Festival 2018, è quello di venerdì 6 luglio, nella privilegiata cornice della Galleria delle stagioni della villa albissolese. Dopo la presentazione del 29 giugno nel giardino della Casa Museo Jorn, a dare il via alla rassegna musicale è infatti lo spettacolo “Vivaldinjazz, le stagioni della vita”, ultimo lavoro di Across Duo, Claudio Gilio alla viola ed Enrico Pesce al pianoforte, con un nuovo disco di prossima uscita.
L’Across, formato da due musicisti molto diversi dal punto di vista caratteriale, ma che riescono, in perfetta sintonia, a produrre una musica nuova, piena e coinvolgente, utilizza le celeberrime Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi come metafora per raccontare in musica le quattro stagioni della vita umana: nascita, giovinezza, maturità e vecchiaia.
Lo fa col suo inconfondibile stile cross-over, unendo citazione barocca, temi moderni e improvvisazioni jazz con alcuni stilemi pop rock. Melodie spianate lasciano spazio, intercalandosi, ai funambolici virtuosismi, che sempre incantano negli spettacoli dell’ Across Duo. Non a caso durante l’esecuzione dei loro brani il pubblico ha spesso desiderio di applaudire, quasi assistesse ad un concerto pop.
Il repertorio di questa formazione, di nuova concezione sia per l’aspetto musicale, sia per la proposta artistica, riscritto ed arrangiato dall’estro di Enrico Pesce, viene interpretato da Claudio Gilio nello stile e con il linguaggio davvero unici di un violista, nel cui prezioso strumento tutto suona diversamente.
A rendere speciale il Voxonus Festival e il suo programma sono anche la sensibilità e l’ interagire con i vari linguaggi artistici, che arricchiscono ulteriormente quello musicale. Così lo spettacolo del 6 luglio è dedicato alla memoria di Lucio Fontana nel 50esimo anniversario della sua morte.
Scelta significativa sia per la grandezza del teorico dello Spazialismo, sia per la sua stretta connessione con la città di Albissola dove, sin dalla metà degli anni trenta, egli trovò fertile terreno per le proprie innovazioni, realizzando importanti sculture in ceramica ed inserendosi nel vivacissimo contesto artistico.
L’omaggio a Fontana sarà un intervento coreografico a cura della ballerina e coreografa Giada Guerci, danzatrice di fama internazionale.

Voxonus Festival, venerdì 6 luglio, Albissola Marina, Villa Faraggiana, Galleria delle stagioni, ore 21,15. Across Duo: Claudi Gilio, viola; Enrico Pesce, pianoforte e arrangiamenti. Intervento coreografico di Giada Guerci.
“Vivaldinjazz, le stagioni della vita”, ingresso 10 /biglietteria a parcheggio sul posto.
Gratuito fino a 10 anni.

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bellezza in maschera

Si può chiedere aiuto a una maschera di bellezza quando l’afa incombe e non ci si sente più “presentabili”?
La risposta viene da GoldGlow, nuova griffe cosmetica che propone una coppia di maschere beauty in grado di regalare freschezza anche al viso più affaticato e accaldato.
Cancella la stanchezza e ammorbidisce i segni dell’età Gold Glow al Collagene. Che rende la pelle più giovane, luminosa e perfettamente idratata grazie agli estratti di cetriolo, aloe e camomilla.
Per un effetto purificante in profondità, ecco Gold Glow Detox, a base di sedano e carota, che svolge un’azione anti-infiammatoria, normalizza la secrezione sebacea e chiude i pori dilatati dall’afa.
Le maschere sono già predisposte all’uso, riccamente imbevute delle sostanze attive, per cui aderiscono al viso come una seconda pelle regalando una piacevolissima sensazione di freschezza. Si è cosi è libere di continuare le proprie attività mentre la maschera svolge la sua funzione.
Per un risultato ottimale mantenere sul viso la maschera per almeno 15 minuti.

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una pearl per l’estate

Chi non ricorda Paillettes di Enrico Coveri, frizzante fragranza dall’inconfondibile packaging color rosso fucsia? Ora questo best seller italiano ritorna in una nuova versione, sofisticatissima: Paillettes Pearl.
A impreziosire l’elegante flacone color perla, uno scintillante tappo gioiello color oro lucido, che aggiunge charme al flacone opaline.
La preziosa eau de toilette è caratterizzata da un jus sensuale, che fonde in perfetto equilibrio le note fiorite della gardenia, del gelsomino e della rosa, con quelle fruttate del ribel nero, del pompelmo e del lampone.
Nel fondo si avverte un soffio di patchouli e di caramello, a chiudere un percorso olfattivo affascinante e persistente.

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a feltre l’arte di burri

Occasione ghiotta, quella della 32esima Mostra dell’Artigianato artistico e tradizionale di Feltre (29 giugno–1 luglio 2018) per visitare una delle più suggestive città murate del Veneto. In aggiunta, una mostra dedicata alle incisioni e acqueforti di Alberto Burri nello Studio 28 di via Mezzaterra, dove sono presenti alcune serigrafie e litografie dell’artista messe in mostra grazie alla collaborazione con l’artista feltrina Marula Tarricone.
Burri, considerato uno dei maggiori esponenti della corrente Informale italiana di tendenza materica, realizza opere che mirano a infrangere qualsiasi schema figurativo, formale o geometrico, rivolgendo l’urgenza espressiva in un’esplosione di segni e materia cromatica.
Dal 1957 in poi, con la serie delle “combustioni”, l’artista compie una svolta significativa introducendo il fuoco tra i suoi strumenti artistici. In questo caso l’usura che segna i materiali non è più quella della “vita”, ma di un’energia che ha un valore quasi metaforico primordiale.
Nel 1973 Burri riceve dall’Accademia nazionale dei Lincei il Premio Feltrinelli per la Grafica con la seguente motivazione: “per la qualità e l’invenzione pur nell’apparente semplicità, di una grafica realizzata con mezzi modernissimi, che si integra perfettamente alla pittura dell’artista, di cui costituisce non già un aspetto collaterale, ma quasi una vivificazione che accoppia il rigore estremo ad una purezza espressiva incomparabile”.
L’arte di Burri ha anticipato di vent’anni quei processi artistici che poi si sono fatti strada nel panorama artistico internazionale. A tale proposito nel 2015 il Guggenheim di New York ,in collaborazione con la Fondazione Alberto Burri di Città di Castello, accoglie la più importante retrospettiva sull’artista.
Le sue opere sono esposte in alcuni fra i più importanti musei del mondo: il Centro Georges Pompidou a Parigi, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, il MoMa di New York, la Tate Gallery di Londra, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Il Castello di Rivoli di Torino, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, nonché nelle più raffinate ed esclusive collezioni del mondo.
La mostra continuerà ad essere visitabile fino al 28 agosto.

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da domani cambio casa

Gioie e dolori di un trasloco. Alzi la mano chi non si è fatto prendere dal panico di fronte alla massa di scatoloni che attendevano di essere svuotati, o dall’ondata di polvere sollevata dai rumorosi lavori di ristrutturazione che, tanto o poco, sono da mettere in conto.
Spostare le proprie cose negli scatoloni per il trasferimento è in fondo la parte più facile. La tendenza è di salvare tutto il possibile perché, non si sa mai, potrebbe tornare utile, mentre si dovrebbe già prevedere una prima scrematura. La vita, la moda, le abitudini, tutto cambia, meglio approfittare dell’occasione per sbarazzarsi del superfluo. Prima lo si fa, meno ci sarà da lavorare dopo per trovare nuove sistemazioni alle vecchie cose.
Piccolo stratagemma per riuscire a staccarsi dalle cose che non servono più, o che non trovano spazio nel nuovo appartamento: lasciar trascorrere qualche settimana tra l’imballaggio e il disimballaggio. Giusto il tempo per far decantare affetti e abitudini legate alle vecchie cose, e lasciare spazio all’amore per la nuova casa. Che certamente risulterà un po’ aliena agli inizi, anche se più bella o più accogliente o meglio attrezzata.
Sbagliato, d’altro canto, fare piazza pulita di tutto per fare spazio al nuovo che avanza. Per attenuare lo shock del cambiamento sempre meglio portarsi dietro qualcosa a cui si è particolarmente affezionati o che si è dimostrato eccezionalmente utile. Può trattarsi di un mobile, un quadro, un divano, poco importa, purché rientri nel nuovo stile dell’arredo che si è scelto.
Nel mio caso si è trattato solo di una piccolissima casa al mare, e tutti quegli scatoloni erano lì a ricordarmi che nel vecchio appartamento avevo venti metri quadrati in più. Sembrano pochi? No, se sono stati vissuti per almeno quindici anni di fila, anche se solo per un mese o due all’anno.
All’inizio guardavo il nuovo appartamento vuoto e francamente non capivo se mi ci sarei trovata bene oppure no. Mi piaceva il pavimento, questo sì, ed era già qualcosa. Anche il bagno, già ristrutturato, non era male, sebbene mancasse ancora la porta del box doccia. Ma non riuscivo a trovargli un’anima. Sì, perché le case, secondo me, hanno sempre un’anima, come le persone.
A ben guardare, però, forse un’anima ce l’aveva anche questo bilocale con tanti armadi e due simpatici balconcini, ma era un’anima algida, fredda, non eclatante come quella della casa che lasciavo, in perfetto stile anni cinquanta, che aveva pavimenti dai colori forti, diversi per ogni vano. Qui tutto suggeriva discrezione, sobrietà, eleganza.
Così mi sono detta va bene, vuol dire che non mi lascerò ispirare dai toni verdazzurri del mare, qui a due passi, né dal cielo blu cobalto nell’estate piena, ma prenderò spunto dalle sfumature cangianti della sabbia. Quella della spiaggia, naturalmente, quasi bianca sotto il sole dardeggiante di mezzogiorno, più scura, quasi marroncina all’imbrunire o nelle giornate di maltempo.
E la casa, avvolta nei suoi toni bianchi, beige e greige, mi ha ringraziata. (r.p.)

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l’italia delle terme a cielo aperto

Se ne parla poco, o comunque mai abbastanza, dell’Italia paradiso delle terme a cielo aperto. Quando in pratica tutta la dorsale appenninica è un rifluire di acque termali calde, o caldissime, ideali per deliziare il corpo e alleggerire la mente. In ogni stagione.
Rimbombanti in vallate  lontane dai più battuti circuiti turistici, cascate d’acqua spumeggiante sgorgano dalla terra e con il loro candore calcareo ridisegnano i pendii creando paesaggi irreali.
Nuvole di vapori si alzano verso il cielo avvolgendo antichi villaggi dalle case in pietra che si pensavano perduti per sempre.
A tratti la roccia si spacca in burroni, orridi e precipizi che evocano elfi e orchi come nella migliore tradizione dei racconti fantastici di J.R.R. Tolkien, ma si tratta solo di “effetti speciali” per sedurre ulteriormente il visitatore, già incantato dalla spettacolarità di questi siti inusuali e sempre un po’ misteriosi.

Nelle foto, le Vie Cave di Pitigliano, le terme a cielo aperto di Saturnia, in provincia di Grosseto, le terme di San Filippo, tra la Val d’Orcia e il Monte Amiata, con la celebre Cascata della Balena Bianca,  e l’autrice del reportage, Fulvia Prezioso Stanta.

 

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tortino di asparagi

Fa parte della tradizione maremmana questo modo diverso di gustare gli asparagi trasformandoli in un morbido tortino. Da dividere con gli amici come smorzafame o da servire a tavola come primo piatto.
Ingredienti per 2 persone: 250 g di asparagi o di asparagina, 150 g di patate, mezza cipolla preferibilmente rossa, 2 o 3 spicchi d’aglio, un pizzico di peperoncino, qualche foglia di basilico fresco, sale, olio d’oliva.
Eliminare le parti più dure degli asparagi e tagliarli a dadini. Pelare e tagliare a dadini anche le patate. Affettare la cipolla e l’aglio e mettere tutto in una padella antiaderente ben oliata. Cuocere, rigirando, per 10-15 minuti. Salare, aggiungere il peperoncino e le foglie spezzettate di basilico, quindi tritare il tutto con il minipimer fino a ridurre il composto in una crema densa. Aiutandosi con un coltello o con uno stampino darle la forma desiderata e servire con pane tostato e fettine di bacon passate in padella fino a renderle dorate e croccanti.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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panfocaccia all’olio e mix di semi

Ho voluto sperimentare questa nuova versione di focaccia rustica e, visto il risultato, sono piuttosto soddisfatta. Piacerà sicuramente a chi ama la pasta soffice, saporita, che ricorda il buon pane di una volta. Da gustare con il dolce o col salato, per uno spuntino, una ricca prima colazione o un tè all’inglese.
Ingredienti: 450 g di farina bianca, 100 g di farina di grano saraceno, 6 g di lievito di birra, 1 cucchiaino e mezzo di sale fino, 1 cucchiaio di zucchero, olio d’oliva q.b. , 50 g di pot-pourri di semi vari (zucca, girasole, sesamo) e frutta secca (pezzetti di noce, anacardi, scaglie di mandorle).
Preparare la pasta come al solito iniziando con 400 g di farina bianca disposta a fontana in un’ampia ciotola. In un bicchiere d’acqua tiepida sciogliere bene il lievito, 1 cucchiaio di zucchero e 1 cucchiaino di sale; versare il tutto sulla farina e lavorare energicamente con una forchetta. Aggiungere un altro bicchiere di acqua tiepida e continuare a lavorare la pasta  finché non diventa liscia e omogenea. Chiudere la ciotola con un foglio di pellicola e lasciarvi la pasta in attesa finché, lievitando, non arriverà fino al bordo della ciotola stessa. A questo punto condirla con un abbondante giro d’olio e aggiungere poco per volta la restante farina, sia quella bianca sia quella di grano saraceno, lavorando il tutto prima con la forchetta e poi con le mani finché la pasta non si attaccherà più alle dita. Aggiungere ancora un po’ d’olio e continuare a lavorare la pasta fino a ottenere una bella palla liscia. Lasciarla lievitare di nuovo coprendo sempre la ciotola con la pellicola onde evitare che a contatto con l’aria la pasta si secchi in superficie. Quando la pasta avrà raddoppiato il suo volume trasferirla su una teglia larga quanto la supeficie del forno e ben oliata. Tirarla con le dita fino a farle ricoprire tutto il fondo della teglia, quindi spargervi sopra i semi, mezzo cucchiaino di sale e ancora un po’ d’olio. Lasciarla in attesa ancora per una trentina di minuti prima di infilarla nel forno preriscaldato a 200 gradi. In 10, massimo 15 minuti sarà pronta per essere sfornata.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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budino di tapioca e latte di cocco

Troppo buono per lasciarselo sfuggire, e troppo facile da realizzare per decidere di rinunciarvi.
Ingredienti per 4 porzioni: 50 g di tapioca in granuli, 50 g di zucchero, 250 ml di acqua e 250 ml di latte, 1 pizzico di sale, 200 ml (mezza lattina) di latte di cocco per dolci.
In una ciotola mettere la tapioca a bagno con l’acqua e il latte. Aggiungere il sale e lo zucchero, mescolare bene e cuocere nel microonde per 4 minuti. Lasciare alla tapioca tutto il tempo necessario perché si gonfi (due o tre ore), quindi aggiungere il latte di cocco, rigirare e mettere a cuocere nel microonde per altri 3 o 4 minuti. A questo punto i granuli di tapioca dovrebbero risultare gonfi e morbidi. Rimescolare sciogliendo eventuali grumi e trasferire la crema in 4 ciotoline. Lasciare raffreddare e servire.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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riso nero al cocco

Il colore è quello del cioccolato fondente, ma non di cioccolato si tratta, bensì di riso nero Venere cotto nel latte di cocco. Una golosità, un dessert che più semplice non si può, uno sfizio esotico.
Ingredienti per 2 porzioni: 100 g di riso Venere, 1 lattina di latte di cocco, 2 cucchiai di zucchero bianco, 2 cucchiai di zucchero granulato di canna, un pizzico di sale.
In un pentolino antiaderente versare il latte di cocco e aggiungere la stessa dose di acqua, più un pizzico di sale e due cucchiai di zucchero bianco. Mettere sul fuoco e appena inizia a bollire aggiungere a pioggia il riso nero. Cuocere per 40 minuti, quindi spegnere il gas e attendere che la crema si intiepidisca. Dividere in coppette aggiungendo in superficie lo zucchero di canna. Servire tiepido o freddo.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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