torta di mandorle e cocco

  Ha la delicatezza e la “scioglievolezza” di una gateau di alta pasticceria questa torta bianca che conquisterà chi ama il cocco e le mandorle. Molto semplice da fare, purché si disponga degli ingredienti giusti e di un po’ di tempo.
Ingredienti: 150 g di cocco fresco, 200 g di farina di mandorle, 100 g di farina bianca, 3 uova, 200 g di zucchero, 125 g di burro, 2 bicchieri di latte, 1 bustina di vanillina, mezza bustina di lievito in polvere, un pizzico di sale; oltre a 150 g di zucchero a velo e a 3 cucchiai di granella di mandorle per la glassa.
Rompere il guscio del cocco, staccarne la polpa e tagliarla a pezzetti prima di metterla nel tritatutto. Ammorbidire per 2 secondi il burro nel microonde e lavorarlo con un cucchiaio fino a ridurlo in crema. Aprire le uova separando i bianchi dai rossi. Tenere da parte per la glassa un bianco e montare a neve gli altri due, quindi metterli in attesa nel frigorifero. Unire i rossi e lo zucchero al burro e lavorare il tutto con un frustino elettrico fino a ottenere una crema soffice. Sempre lavorando, aggiungere il cocco tritato fine, quindi la farina di mandorle e il latte. Amalgamare bene e aggiungere anche la farina bianca, il lievito e la vanillina. Da ultimo unire delicatamente i bianchi montati a neve. Versare la crema densa così ottenuta in uno stampo di 25 cm di diametro rivestito con carta da forno e cuocere per 45 minuti a 175 gradi.
Prima di procedere alla decorazione lasciare che la torta si raffreddi completamente. Nel frattempo, se non si dispone della granella già pronta, tostare velocemente una manciata di mandorle pelate in un padellino antiaderente, lasciarle raffreddare e passarle per un secondo nel tritatutto per ottenere la granella. Montare con il frustino elettrico l’albume tenuto da parte, aggiungervi lo zucchero a velo e diluirlo, a piacere, con un sorso d’acqua o un goccio di limoncello o poche gocce di succo di limone, quindi lavorare energicamente con un cucchiaio fno a ottenere una crema liscissima. Stendere la crema sulla superficie della torta e mentre è ancora morbida distribuirvi sopra la granella. Asciugandosi la glassa formerà una crosticina compatta inglobando la granella di mandorle.
Riservato ai cultori del cioccolato: la torta si presta benissimo anche a una copertura con cioccolato fondente e granella di nocciole.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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a sanremo claudio e michelle testimoni di stile

Del grande successo del 68esimo Festival della canzone italiana, che sabato si è concluso sul palco dell’Ariston di Sanremo, non rimarranno solo le note e le parole delle canzoni in gara, ma anche le immagini dei due principali protagonisti della manifestazione, il direttore artistico Claudio Bagloni e la conduttrice Michelle Unziker. Ha certamente lasciato un segno la loro performance di stile che non ha subito cadute per tutta la durata delle cinque serate trasmesse in Eurovisione.
Il “primo premio” va sicuramente a Baglioni, che alla indiscussa “bella presenza” e alla voce inconfondibile ha aggiunto il suo naturale à plomb. Ne sarà particolarmente soddisfatto Ermanno Scervino, un nome e una griffe in costante ascesa nel volubile mondo dell’apparire, che al cantante-direttore-artista ha dedicato il suo talento per creargli i capi delle serate. Ne è risultata un’autentica sfilata di completi impeccabili.
Dall’abito grigio classico con maglia a collo alto, tono su tono, ai rigorosi smoking neri con camicia bianca appena illuminati da discreti sprazzi di lurex, dall’abito scuro monopetto con camicia in tinta agli spezzati con giacca blu notte, bianca o rossa, fino allo smoking illuminato da glitter all over e al completo grigio metallizzato con giacca corta, stile cadetto.
Bellissima e ammiratissima, accanto a Baglioni, la conduttrice Michelle Hunziker, che con grande charme, invidiabile disinvoltura, e non senza un briciolo di ironia, ha portato sul palco dell’Ariston abiti da favola, eccezionali per i materiali e per il design, creati dai nomi più prestigiosi della haute couture italiana. A lei Scervino ha dedicato le mises più dinamiche, dal classico tailleur pantaloni rosa confetto al gessato, dal  principe di Galles macro all’essenziale completo nero. (r.p.)

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frico friulano per i giorni della merla

Secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio, detti “giorni della merla”, sarebbero i più freddi dell’anno. Sebbene le statistiche smentiscano, come spesso accade, questa credenza popolare, si è ancora in tempo per gustare uno dei cibi più golosi e antifreddo della variegata cucina regionale italiana.
Ingredienti per 6 persone: 500 g di patate, 250 g di formaggio Montasio (va bene anche il latteria), mezza cipolla bianca o una piccola, sale, pepe, poco olio.
Lessare le patate, pelarle mentre sono ancora calde e schiacciarle con una forchetta. In una padella antiaderente dai bordi alti mettere ad appassire in poco olio la cipolla tagliata a fettine sottili. Quando inizia a prendere colore aggiungere le patate schiacciate, rigirare delicatamente per inglobarvi la cipolla, quindi aggiungere il formaggio tagliato a dadini. Continuare la cottura a fuoco basso, sempre rigirando, facendo in modo che le patate si amalgamino perfettamente con il formaggio che si va sciogliendo. Insaporire con un pizzico di pepe e poco sale e lasciare che sul fondo del composto si formi una crostina dorata. Poi, aiutandosi con un piatto liscio o un coperchio, capovolgere la tortina come se si trattasse di una frittata per ottenere una crostina dorata anche sull’altro lato. Servire caldo o tiepido anche se, perfino freddo, questo piatto non perde nulla della sua delicata e gustosissima morbidezza. Può essere un antipasto, un secondo piatto o un piatto unico.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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“gocciole” di stile 2018

Et voilà le donnine del nuovo calendario da tavolo
CITYCOOL CITYMOOD, una concentratissima
sintesi delle tendenze moda 2018.
Riassumendo, meno pantaloni e più gonne, lunghe
soprattutto, ma anche di media lunghezza,
senza nulla togliere a pantacollants,
shorts e mini.
Grande ritorno degli stivali al ginocchio e, per chi
se la sente, gambe nude
anche d’inverno e pantofole al posto delle scarpe.
Di tanto in tanto abiti da favola, vaporosi,
esagerati, iper-romantici.
Salvo eccezioni, colori polverosi, ambigui e cangianti.
Asimmetrie dominanti. Ricchi bijoux cache-col
e stampe a fiori vintage.
Capelli lunghi o cortissimi, con pennellate
di colore sulle punte.
Styling casual per le medie lunghezze.
Trucco concentrato su labbra e ciglia extrasize. (r.p.)

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la milano che cresce

Freddo e cielo grigio non hanno scoraggiato i turisti che sabato si sono riversati nel nuovo polo milanese di City Life. Dalle aree verdi alla piazzetta racchiusa tra le torri, dalle nuove zone d’acqua al grande centro commerciale appena inaugurato, era tutto un brulicare di visitatori in grandissima parte non milanesi, ma giunti da ogni regione d’Italia approfittando del  “ponte”. Considerevole anche la presenza degli stranieri.
Nonostante i numerosi bar, caffé, bistrot e ristoranti dislocati nel centro commerciale, quasi impossibile trovare un posto a sedere per godersi un brunch o un semplice spuntino. Senza sottomettersi all’obbligo della coda, un angolino per consumare una fetta di torta o di strudel con un cappuccino lo si poteva trovare giusto nello spazio Feltrinelli, sempre impeccabile nel servire comfort per la mente e per lo stomaco.
La Milano che cresce incuriosisce e affascina.
Guardati dall’alto dai nuovi giganti architettonici, per ora solo due, il Dritto e lo Storto, in attesa che arrivi il terzo, il Curvo, a completare il progetto che ha ridato vita all’area della ex fiera, ci si sente un tantino proiettati nel futuro, quasi in un paesaggio da fantascienza. Ma non ci vorrà molto perché i milanesi facciano l’abitudine a queste nuove forme insolite e ardite, infatti qualcuno ha già cominciato a chiamare affettuosamente il Dritto “Wafer” o “Materasso”, e presto anche lo Storto, c’è da scommetterci, avrà il suo nomignolo. (r.p.)

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anacardi? sì, grazie

Di solito li si mangia tostati apprezzandone il sapore morbido e leggermente dolce, ma chi ama la cucina cinese li avrà certamente gustati anche in alcune ricette abbinati al pollo o ai gamberetti. Qui invece una ricetta molto più semplice, speditaci direttamente da Bali, dove chi dispone di un orto o di un giardino non si lascia sfuggire l’occasione di piantarvi un albero di anacardi.
Anacardi e riso rosso
Lessare il riso rosso e profumarlo con una grattugiata di zenzero fresco. Condire con un po’ di parmigiano grattugiato e completare con una cucchiaiata di anacardi tostati, interi o tritati grossolanamente.
Un falso frutto molto succoso
Non tutti sanno che l’anacardo è praticamente il seme di un falso frutto, detto maragnone o più comunemente mela di acagiù, dalla polpa commestibile, succulenta e zuccherina, molto apprezzata anche per ottenere succhi di frutta.
Un grande albero
L’albero di acagiù, originario dal Brasile, per la sua forma contorta ricorda un po’ quello del pistacchio e può superare i dieci metri di altezza. I falsi frutti, che possono essere gialli o rossi, hanno la stessa forma e dimensione di una pera, alla base della quale spunta una sorta di appendice a forma di rene che racchiude, appunto, l’anacardo.
Molta vitamina C
L’acagiù è molto apprezzato anche per le sue proprietà nutrizionali. Se infatti il falso frutto è ricco di vitamina C, il seme, vale a dire l’anacardo, ha un discreto effetto anti-stress grazie a una sostanza analoga a quella contenuta nel cioccolato. Non mancano poi sali minerali, magnesio soprattutto, e vitamine del gruppo B.
Fare la scelta giusta
Liberare l’anacardo dal guscio, che è fatto di una corteccia tossica, richiede un procedimento piuttosto complicato. Principalmente due i metodi impiegati, o scottando il guscio in olio bollente, cosa che priva i frutti della maggior parte dei principi attivi, o esponendo i semi alla luce solare, metodo molto più lungo, ma che ne lascia intatte tutte le proprietà.

(Da una corrispondenza di Erica Stanta)

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pollo al cocco e riso venere

Pollo a parte, è tutto vegetariano questo piatto che unisce sapore e salute. Sì perché, sostituendo la panna della ricetta classica con il latte di cocco, il burro con poco olio, e aggiungendo qualche chicco di uvetta e appena tre gherigli di noci, riesce a far godere tutti i sensi risparmiando abbondantemente sulle calorie.
Ingredienti per due porzioni: 1 petto di pollo, 100 g di riso nero Venere, 1 lattina di latte di cocco Aroy-D, mezzo bicchiere scarso di vino bianco secco, 2 grossi spicchi d’aglio, 3 noci, 25 g di uvetta, 1 cucchiaino di curry, un pezzettino di dado vegetale, olio, sale.
Lessare per 20 minuti il riso Venere in poca acqua leggermente salata e insaporita con un pezzetto minuscolo di dado vegetale. Nel frattempo tagliare a striscioline il petto di pollo, eliminando ossa e cartilagini, e farle saltare in poco olio insieme agli spicchi d’aglio affettati. Prima che inizi  prendere colore bagnarlo con il vino bianco, lasciare che evapori completamente e aggiungere il latte di cocco, l’uvetta, i gherigli di noce tagliati grossolanamente e, da ultimo, il curry. Correggere di sale se serve, e continuare la cottura per altri 10-15 minuti, per lo meno finché il pollo non risulterà tenero e la salsa non avrà raggiunto una consistenza simile a quella di uno yogurt magro. Servire il pollo insieme con il riso nero ben scolato.

(Da “La gola e la linea”, inedito di Rosanna Prezioso)

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fagottini di zucca light

A chi a tavola deve stare leggero per problemi di salute o di linea, suggerisco questi fagottini di zucca realizzati senza grassi animali (burro, latte, ricotta), ma che non li fanno rimpiangere. Perfetti come finger food anche per baby parties, si abbinano molto bene a salumi e intingoli vari, per chi vuole lasciarsi tentare, ovvio.
Ingredienti. Per la sfoglia: 300 g di farina, 1 uovo, 1 pizzico di sale, mezzo bicchiere di olio per metà d’oliva extravergine e per l’altra metà di semi di girasole bio, mezzo bicchiere di vino bianco secco e mezzo bicchiere d’acqua, entrambi freddi da frigo, 1 cucchiaino di lievito in polvere. Per il ripieno: mezza zucca mantovana medio-piccola, 4 cucchiai di parmigino grattugiato, 4 cucchiai di pangrattato, un pizzico di cannella, un pizzico di noce moscata, sale.
Pulire la zucca, farla a pezzi e lessarla per 10-15 minuti in acqua appena salata o in un brodo vegetale. Scolarla, schiacciarla con una forchetta per ridurla in purea.  Aggiungere il formaggio grattugiato e le spezie, correggere di sale se serve, e completare con il pangrattato se la crema risultasse troppo molle. Mischiare bene il tutto e tenere da parte.
Disporre la farina a fontana sulla spianatoia. Al centro mettere l’uovo, il lievito, un pizzico abbondante di sale, e iniziare a lavorare il tutto con una forchetta. Via via aggiungere l’olio e, sempre lavorando, l’acqua e il vino molto freddi. Lavorare energicamente con le mani fino a ottenere una pasta liscia e uniforme. Formare una palla e lasciarla riposare nel frigorifero per almeno mezz’ora. Riprenderla, porla sulla spianatoia e stenderla col mattarello fino a formare una sfoglia sottile. Con uno stampino o un coperchio creare dei dischi di circa 10 cm di diametro, porvi al centro un cucchiaino di ripieno, spennellare d’acqua i bordi di ogni disco e ripiegarli sul ripieno formando una mezza luna. Pressare bene con le dita i contorni per non per non lasciare fessure.
Disporre i fagottini sulla lastra del forno rivestita con carta da forno e cuocere per 15-20 minuti a 170°C.

(Da “La gola e la linea”, inedito di Rosanna Prezioso)

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salsa di melanzane

Se qualcuno l’ha già fatta, non ne sono al corrente. Questa che ho messo insieme in un momento di…creatività salva-avanzi, garantisco che è buonissima, ideale per un antipasto vegetariano, da servire su bruschette, o da abbinare a formaggi freschi e/o prosciutto cotto per ottenere dei toasts con qualcosa in più.
Ingredienti: 1 melanzana, 2 zucchine chiare, 4 spicchi d’aglio, 1 pizzico di semi di cumino, qualche foglia di basilico, sale, olio d’oliva extravergine, 4 cetriolini sottaceto.
Pulire le verdure, pelare solo in parte la melanzana, e tagliarle a fette di quasi un centimetro di spessore. Allinearle sulla padella a griglia ben calda e arrostirle prima da un lato e poi dall’altro. Mano a mano che vengono pronte, disporre le fette su di un piatto coprendo tutto il fondo, condire con sale, olio, qualche fettina di aglio, e due o tre foglie di basilico. Procedere così per ogni strato sovrapponendo le verdure fino a esaurimento. Coprire il piatto con un foglio di pellicola e lasciarlo per almeno un giorno in frigorifero. Riprendere la verdura grigliata, tagliarla a pezzi con coltello e forchetta e metterla con l’aglio e il resto del condimento nel tritatutto aggiungendo un pizzico di semi di cumino e i cetriolini sottaceto. Ridurre tutto in crema, aggiungere un goccio d’olio se gradito, e servire.

(Da “La gola e la linea”, inedito di Rosanna Prezioso)

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taste of el salvador

Non sono mancate neppure le danze folcloristiche alla presentazione delle specialità gastronomiche di El Salvador, piccolo paese dell’America Centrale che si affaccia sull’Oceano Pacifico. Il Paese, che esporta già i suoi prodotti leader come caffé, zucchero, miele, tonno, frutta, cereali e oro, soprattutto negli Stati Uniti e nei paesi americani limitrofi, ora vorrebbe intensificare i suoi scambi con l’Italia, perciò parte, giustamente, da Milano, cuore del business internazionale.
El Salvador conta una popolazione di circa 6,4 milioni di abitanti e si estende principalmente su di un altopiano. Cresciuto economicamente negli ultimi vent’anni, grazie anche alla maggiore stabilità politica, si apre sempre più alle esportazioni. Al momento i paesi europei nei quali esporta maggiormente sono Germania, Spagna, Italia e Francia.
Star del convegno, che si è tenuto a Milano il 12 ottobre scorso nello Starhotels Business Palace di via Privata Pietro Gaggia, è stato lo chef salvadoregno di fama internazionale Juan Salomòn Miguel, che ha preparato in diretta alcune golose chicche sia dolci che salate, impiegando prodotti locali come miele, caffé e mais.
L’evento, inaugurato con un discorso del console generale Karla Georgina Martinez, si è concluso con la degustazione di un vero caffé salvadoregno, El café de mi Tierra.

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