pollo al cocco e riso venere

Pollo a parte, è tutto vegetariano questo piatto che unisce sapore e salute. Sì perché, sostituendo la panna della ricetta classica con il latte di cocco, il burro con poco olio, e aggiungendo qualche chicco di uvetta e appena tre gherigli di noci, riesce a far godere tutti i sensi risparmiando abbondantemente sulle calorie.
Ingredienti per due porzioni: 1 petto di pollo, 100 g di riso nero Venere, 1 lattina di latte di cocco Aroy-D, mezzo bicchiere scarso di vino bianco secco, 2 grossi spicchi d’aglio, 3 noci, 25 g di uvetta, 1 cucchiaino di curry, un pezzettino di dado vegetale, olio, sale.
Lessare per 20 minuti il riso Venere in poca acqua leggermente salata e insaporita con un pezzetto minuscolo di dado vegetale. Nel frattempo tagliare a striscioline il petto di pollo, eliminando ossa e cartilagini, e farle saltare in poco olio insieme agli spicchi d’aglio affettati. Prima che inizi  prendere colore bagnarlo con il vino bianco, lasciare che evapori completamente e aggiungere il latte di cocco, l’uvetta, i gherigli di noce tagliati grossolanamente e, da ultimo, il curry. Correggere di sale se serve, e continuare la cottura per altri 10-15 minuti, per lo meno finché il pollo non risulterà tenero e la salsa non avrà raggiunto una consistenza simile a quella di uno yogurt magro. Servire il pollo insieme con il riso nero ben scolato.

(Da “La gola e la linea”, inedito di Rosanna Prezioso)

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fagottini di zucca light

A chi a tavola deve stare leggero per problemi di salute o di linea, suggerisco questi fagottini di zucca realizzati senza grassi animali (burro, latte, ricotta), ma che non li fanno rimpiangere. Perfetti come finger food anche per baby parties, si abbinano molto bene a salumi e intingoli vari, per chi vuole lasciarsi tentare, ovvio.
Ingredienti. Per la sfoglia: 300 g di farina, 1 uovo, 1 pizzico di sale, mezzo bicchiere di olio per metà d’oliva extravergine e per l’altra metà di semi di girasole bio, mezzo bicchiere di vino bianco secco e mezzo bicchiere d’acqua, entrambi freddi da frigo, 1 cucchiaino di lievito in polvere. Per il ripieno: mezza zucca mantovana medio-piccola, 4 cucchiai di parmigino grattugiato, 4 cucchiai di pangrattato, un pizzico di cannella, un pizzico di noce moscata, sale.
Pulire la zucca, farla a pezzi e lessarla per 10-15 minuti in acqua appena salata o in un brodo vegetale. Scolarla, schiacciarla con una forchetta per ridurla in purea.  Aggiungere il formaggio grattugiato e le spezie, correggere di sale se serve, e completare con il pangrattato se la crema risultasse troppo molle. Mischiare bene il tutto e tenere da parte.
Disporre la farina a fontana sulla spianatoia. Al centro mettere l’uovo, il lievito, un pizzico abbondante di sale, e iniziare a lavorare il tutto con una forchetta. Via via aggiungere l’olio e, sempre lavorando, l’acqua e il vino molto freddi. Lavorare energicamente con le mani fino a ottenere una pasta liscia e uniforme. Formare una palla e lasciarla riposare nel frigorifero per almeno mezz’ora. Riprenderla, porla sulla spianatoia e stenderla col mattarello fino a formare una sfoglia sottile. Con uno stampino o un coperchio creare dei dischi di circa 10 cm di diametro, porvi al centro un cucchiaino di ripieno, spennellare d’acqua i bordi di ogni disco e ripiegarli sul ripieno formando una mezza luna. Pressare bene con le dita i contorni per non per non lasciare fessure.
Disporre i fagottini sulla lastra del forno rivestita con carta da forno e cuocere per 15-20 minuti a 170°C.

(Da “La gola e la linea”, inedito di Rosanna Prezioso)

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salsa di melanzane

Se qualcuno l’ha già fatta, non ne sono al corrente. Questa che ho messo insieme in un momento di…creatività salva-avanzi, garantisco che è buonissima, ideale per un antipasto vegetariano, da servire su bruschette, o da abbinare a formaggi freschi e/o prosciutto cotto per ottenere dei toasts con qualcosa in più.
Ingredienti: 1 melanzana, 2 zucchine chiare, 4 spicchi d’aglio, 1 pizzico di semi di cumino, qualche foglia di basilico, sale, olio d’oliva extravergine, 4 cetriolini sottaceto.
Pulire le verdure, pelare solo in parte la melanzana, e tagliarle a fette di quasi un centimetro di spessore. Allinearle sulla padella a griglia ben calda e arrostirle prima da un lato e poi dall’altro. Mano a mano che vengono pronte, disporre le fette su di un piatto coprendo tutto il fondo, condire con sale, olio, qualche fettina di aglio, e due o tre foglie di basilico. Procedere così per ogni strato sovrapponendo le verdure fino a esaurimento. Coprire il piatto con un foglio di pellicola e lasciarlo per almeno un giorno in frigorifero. Riprendere la verdura grigliata, tagliarla a pezzi con coltello e forchetta e metterla con l’aglio e il resto del condimento nel tritatutto aggiungendo un pizzico di semi di cumino e i cetriolini sottaceto. Ridurre tutto in crema, aggiungere un goccio d’olio se gradito, e servire.

(Da “La gola e la linea”, inedito di Rosanna Prezioso)

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taste of el salvador

Non sono mancate neppure le danze folcloristiche alla presentazione delle specialità gastronomiche di El Salvador, piccolo paese dell’America Centrale che si affaccia sull’Oceano Pacifico. Il Paese, che esporta già i suoi prodotti leader come caffé, zucchero, miele, tonno, frutta, cereali e oro, soprattutto negli Stati Uniti e nei paesi americani limitrofi, ora vorrebbe intensificare i suoi scambi con l’Italia, perciò parte, giustamente, da Milano, cuore del business internazionale.
El Salvador conta una popolazione di circa 6,4 milioni di abitanti e si estende principalmente su di un altopiano. Cresciuto economicamente negli ultimi vent’anni, grazie anche alla maggiore stabilità politica, si apre sempre più alle esportazioni. Al momento i paesi europei nei quali esporta maggiormente sono Germania, Spagna, Italia e Francia.
Star del convegno, che si è tenuto a Milano il 12 ottobre scorso nello Starhotels Business Palace di via Privata Pietro Gaggia, è stato lo chef salvadoregno di fama internazionale Juan Salomòn Miguel, che ha preparato in diretta alcune golose chicche sia dolci che salate, impiegando prodotti locali come miele, caffé e mais.
L’evento, inaugurato con un discorso del console generale Karla Georgina Martinez, si è concluso con la degustazione di un vero caffé salvadoregno, El café de mi Tierra.

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il paradiso di gianfranco ferré

Il sogno dell’uomo, catturare la luce per poterne godere a piacimento, l’architetto Gianfranco Ferré lo ha realizzato. Trasformando in monili scintillanti pietre, metalli, legno, vetro, conchiglie, ceramiche, cuoio e cristalli sì da farli apparire come preziosi, inarrivabili gioielli. Le sue creazioni artistiche, spille, collane, cinture, anelli e bracciali, sono vere e proprie sculture che si richiamano a volte ai fasti principeschi del primo impero o del barocco, altre alle composizioni da mille e una notte di ori e pietre della tradizione orientale o agli elaborati monili d’argento delle donne berbere, ma non mancano i riferimenti all’arte pop e allo stile Liberty. In alcuni casi bracciali, collier e cinte dalle dimensioni faraoniche evocano perfino l’antico Egitto.
Ora tutte queste meraviglie, che definire accessori moda sarebbe riduttivo, si possono ammirare nella bella mostra “Gianfranco Ferré sotto un’altra luce, gioielli e ornamenti”, che si tiene a Torino, nella monumentale Sala del Senato di Palazzo Madama (fino al 19 febbraio 2018).
I gioielli, nati dalla creatività quasi ossessiva di Ferré a complemento delle sfilate che si tennero tra il 1980 e il 2007, sono stati letteralmente ingabbiati per assecondare il progetto espositivo dell’architetto Franco Raggi. Le strutture minimaliste ed essenziali in ferro e vetro dell’allestimento, in contrasto con l’ambiente di immenso pregio architettonico che le accoglie, hanno il merito di mettere in risalto la fantasiosa bellezza dei gioielli disegnati da Ferré, che sembrano librarsi in volo nella penombra.
La visita irrinunciabile alla mostra, che dopo Torino approderà a Londra, Parigi e New York, offre l’opportunità di visitare il magnifico Palazzo Madama che attualmente ospita il Museo Civico di Arte Antica creato nel 1863. Si tratta di 70mila opere, distribuite sui quattro piani del palazzo-castello, che nell’ex fossato ospita un rigoglioso giardino, che dall’Alto Medioevo arrivano al Barocco: dipinti, sculture, codici miniati, maioliche, porcellane, ori, argenti, arredi e tessuti.
Tra i capolavori il “Ritratto d’uomo” di Antonello da Messina, e le “Ore di Torino-Milano”, unico manoscritto al mondo con miniature di Jan Van Eyck, e una delle collezioni più ricche d’Europa di Arti Decorative tra cui il Vaso Medici, i capolavori Meissen e le importanti raccolte di tessuti, vasi dorati e avori.
La realizzazione della riuscitissima mostra dei gioielli di Gianfranco Ferré ha richiesto un lungo lavoro corale tra l’architetto Franco Raggi, ideatore del progetto, Rita Airaghi, direttrice della Fondazione Gianfranco Ferrè, Guido Curto, direttore di Palazzo Madama, e Francesca Alfano Miglietti, curatrice della mostra. (ros.prez.)

(Contributo foto Giovanna Dal Magro per Piazza Castello e Palazzo Madama)

Palazzo Madama, Piazza Castello, Torino
Dal 12 ottobre 2017 al 19 febbraio 1018

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dolcetti di grano saraceno e goji

Quasi vegana questa ricetta senza burro e zero lattosio che regala squisiti e innocui “fuoripasto” a chi proprio non ce la fa a rinunciare categoricamente a ogni tipo di “consolazione” dolce.
Ingredienti per una cinquantina di biscotti: 300 g di farina di grano saraceno, 100 g di farina bianca, 2 uova, 150 g di zucchero di canna, 100 g di granella di mandorle, 35 g di bacche di goji disseccate, 50 g di olio d’oliva extravergine e 40 g di olio di semi di girasole bio, 1 bustina di lievito in polvere, 1/2 cucchiaino di cannella in polvere, 1/2 bicchiere di latte senza lattosio (se serve); per la glassa: 1 confezione da 140 g di zucchero a velo, 2 limoni piccoli o uno grande.
Se non si dispone della granella di mandorle già pronta, tritare velocemente le mandorle (meglio se senza buccia) nel tritatutto. In una ciotola montare bene le uova con lo zucchero servendosi di un frustino elettrico. A parte, in una zuppiera capiente, mescolare i due tipi di farina, il lievito, la granella di mandorle e la cannella. Aggiungere l’olio di semi e quello di oliva, quindi le uova precedentemente montate. Lavorare con un cucchiaio aggiungendo, se serve, un po’ di latte senza lattosio (non più di mezzo bicchiere da vino), unire anche le bacche di goji e continuare a lavorare la pasta con le mani.
Una volta che il composto è ben amalgamato, formare una palla da lasciare riposare per almeno mezz’ora nel frigorifero. Quindi, servendosi della spianatoia o di un semplice tagliere, dare forma ai biscotti prelevando di volta in volta un pezzo di pasta e lavorandola con le mani in modo da ottenere dei bastoncini poco più grossi di un dito. Schiacciarli leggermente con le dita e tagliarli a segmenti lunghi 7 cm. Disporli sulla teglia ricoperta di carta da forno e cuocerli a 170 gradi per non oltre 15 minuti. Una volta raffreddati completamente, spennellarli con la glassa ottenuta stemperando lo zucchero a velo con il succo di limone fino a ottenere una crema molto densa.

NOTA: Il goji è una bacca molto usata nella medicina cinese per le sue spiccate qualità antiossidanti. La pianta è una solanacea (come il pomodoro, la melanzana o il peperone) che non ha niente a che fare con il “mirtillo rosso” come a volte per semplicità viene chiamata. Il suo sapore, dolce e leggermente asprino, è però molto simile a quello dei mirtilli o dei lamponi. I frutti, di un bel rosso vivo, possono essere consumati sia freschi sia essiccati.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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zuppa di zucca e ceci

Sebbene senza olio, pancetta o altri grassi, questa zuppa offre un sapore alto adatto a soddisfare anche i palati più esigenti. Da provare subito approfittando ampiamente della celebre zucca mantovana che proprio adesso vive il suo momento migliore.
Ingredienti per 6-8 porzioni: mezza zucca mantovana (quella piccola, schiacciata, a buccia verde), 2 grosse patate, 4 piccole zucchine chiare, 5 o 6 carote, 2 gambi di sedano, una crosta di parmigiano tagliata in 4 o 5 pezzi, 1 scatola di ceci precotti, 1 cucchiaio scarso di coriandolo, 1 cucchiaino di cumino in polvere, 1 cucchiaino di sale, un pezzetto di dado vegetale.
Pulire le verdure, tagliarle a pezzi e metterle in pentola a pressione insieme con le spezie, la crosta di formaggio e il resto. Aggiungere dell’acqua senza oltrepassare il livello delle verdure e cuocere per 12 minuti dopo il fischio. Prima di servire aggiungere alla zuppa una scatola di ceci lessati dopo averli ben scolati.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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grigliata zucchine/melanzane

Dato che l’autunno è lento ad arrivare, ci si può permettere di portare ancora in tavola piatti tradizionalmente estivi come melanzane e zucchine alla griglia. Meglio scegliere zucchine piccole e chiare (sono più dolci e hanno la buccia più sottile) e melanzane non troppo grandi.
Ingredienti per 6 persone: 3 melanzane medie, 5 zucchine chiare piccole, 2 spicchi d’aglio, origano, semi di cumino, basilico, sale, olio d’oliva extravergine.
Pulire e lavare le verdure. Sbucciare parzialmente le melanzane e tagliarle a fette rotonde di 7-8 cm di spessore. Affettare le zucchine nel senso della lunghezza, spessore simile a quello delle melanzane, e disporle sulla padella a griglia già calda. Cuocerle prima da un lato e poi dall’altro. Quando sono pronte disporle in un vassoio dopo avere oliato leggermente la base del contenitore. Ottenere così un primo strato di zucchine. Condirle con poco sale, due o tre pezzetti d’aglio, un pizzico di origano e uno di semi di cumino, terminando con un quarto di giro d’olio. Continuare a disporre le zucchine a strati mano a mano che sono pronte e condire ogni strato allo stesso modo.
Una volta terminate le zucchine, arrostire le fette di melanzana e disporle, sempre a strati, sulle zucchine o, se si preferisce, in un altro piatto di portata. Terminare con un ultimo giro d’olio e qualche foglia di basilico fresco.
Le verdure così preparate sono buone sia calde, sia fredde, e si possono conservare nel frigorifero per qualche giorno. Ottime come contorno di carni, pesci e formaggi, possono diventare un piatto unico se le si accompagna con crostoni di pane abbrustolito.

(Dal Diario di ricette “Four Seasons” di Rosanna Prezioso)

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décormania

Nuova avventura, la decorazione
su ceramica a cottura casalinga.
Troppo divertente!
Per ora solo
due piatti. Poi…si vedrà.
Questi che ho usato per il “debutto” sono di porcellana.
Dopo il decoro, che va lasciato asciugare bene per almeno 24 ore, li ho passati nel forno a
150 gradi per un’ora e…miracolo, non si sono rotti.

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grado by night

  Grado by night, ovvero quello che qui assolutamente non c’è, la vita notturna. Basta lasciar passare le undici di sera e la folla che ha riempito le vie del centro, il porto e il porto canale, la città vecchia e il parco delle rose, la passeggiata sul lungomare o i siti archeologici open air occupando tutti i posti liberi di bar, caffè concerto, ristoranti, pizzerie, gelaterie e perfino i negozi, aperti fino alle dieci e oltre, si disperde e svanisce.
Come fanno gli storni che all’imbrunire abbandonano in massa la città per tornare ai loro nidi in campagna, qui famiglie, coppie e anime solitarie se ne vanno a casa a riposare prima di affrontare una nuova, assolata giornata vissuta interamente in spiaggia. Dove per tradizione ci si abbronza, si pranza, si gioca, si balla, si dorme, si fa merenda e si chiacchiera, senza farsi mai mancare l’aperolspritz all’ora dell’aperitivo.
Intorno alle undici tutte assieme si spengono le fontane illuminate dai colori dell’arcobaleno, spariscono giocolieri, ambulanti, mimi e artisti di strada. Anche i caffè concerto tacciono mentre l’isola si nasconde nel buio e nel silenzio.
Chi volesse cercare un locale aperto per fare due chiacchiere con altri nottambuli, qui non trova pane per i suoi denti. Mentre ce n’è in abbondanza per chi volesse godersi il cielo stellato o una luminosissima luna che si specchia nella laguna, magari approfittando di un’ultima pedalata lungo le piste ciclabili, che qui si diramano ovunque, o godendo del fascino insolito delle vaste spiagge vuote.
Dopo le undici anche le automobili dormono, contente d’avere trovato un parcheggio. E dalle tapparelle chiuse di hotel e case vacanza non filtra neppure un suono, nemmeno quello della tivù, passatempo di città che qui ha poca fortuna. Per lo meno d’estate.
E nelle altre stagioni? Chi può dirlo. (ros.prez.)

 

 

 

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